In Collaborazione con


CampusInformazioniIscrizione

PRESENTAZIONE

UPDATE: LA CURA DELLA PERSONA CON DIABETE

Le patologie croniche non comunicabili (PCNC) rappresentano una delle sfide più difficili per tutti i sistemi sanitari, sia nei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo, a causa della loro continua e inesorabile crescita. L’esempio più paradigmatico è rappresentato dal diabete mellito: il numero delle persone che ne sono affette e il costo sociale di questa patologia richiedono un’attenzione particolare.

A livello mondiale, nel 2002 il 59% della mortalità era attribuibile alle PCNC ma nel 2030 la percentuale salirà al 69%. Il numero delle persone affette da diabete nel mondo crescerà da 171 milioni del 2000 a 366 milioni nel 2030; il diabete di tipo 2 (DM2) è la forma più diffusa e responsabile fino al 95% dei casi sviluppati. Mentre la mortalità per tumori e malattie cardiovascolari è diminuita quella per DM cresce annualmente. Entro il 2030 il DM passerà dall’11° alla 7° causa di morte: 3,8 milioni di persone muoiono ogni anno per cause direttamente correlabili al diabete. Nel 2025, secondo l’OMS il numero dei pazienti salirà con un incremento triplo in Africa, Medio Oriente, Sud Est Asiatico, doppio in America e Ovest Pacifico e del 50% in Europa se non cambierà nulla in termini di prevenzione. In Italia, in base ai dati ISTAT, la prevalenza del diabete, riferita all’anno 2010 e stimata su tutta la popolazione, è pari al 4,9%. La prevalenza sale a circa il 13%nella fascia di età fra i 65 e i 74 anni, mentre oltre i 75 anni una persona su 5 ne è affetta (prevalenza del 19.8%).

Alla base di una crescita così marcata dei casi di diabete possono essere identificati due motivi principali: l’invecchiamento della popolazione ed il progressivo aumento dell’obesità. Come già sottolineato, la prevalenza del diabete aumenta sensibilmente dopo i 65 anni: due terzi dei casi si trovano infatti in questa fascia di età. Sulla base dei dati ISTAT, in Italia la popolazione degli ultrasessantacinquenni è cresciuta di quasi due milioni negli ultimi 10 anni (da poco più di 10 a oltre 12 milioni) e potrebbe addirittura raddoppiare entro il 2050, raggiungendo i 20 milioni. Come conseguenza, assisteremo nei prossimi anni ad una progressiva crescita di tutte le condizioni croniche tipiche della terza età, prima fra tutte il diabete. Quanto sta avvenendo in Italia è comune a tutti i Paesi industrializzati.

L’accresciuta prevalenza nel mondo del diabete tipo 2 ha portato l’OMS a parlare di vera e propria “epidemia”. Termini come globesità e diabesità sono ormai di uso comune e il mondo scientifico è concorde nel riconoscere che in assenza di una azione immediata comune si potranno avere problemi sanitari molto gravi per milioni di persone nei prossimi anni.

L’iperglicemia causa una condizione di stress ossidativo che genera una serie di effetti tessutali che rappresentano i fattori causali delle complicanze responsabili della morbilità e della mortalità associate. Riduzioni anche minime dell’HBA1c permettono di ottenere una riduzione notevole delle complicanze. L’intervento deve essere il più precoce possibile (the earlier, the better) per evitare che la cattiva memoria metabolica aumenti il rischio di complicanze macrovascolari. La maggior parte dei report nazionali e internazionali evidenzia che la terapia del diabete tipo 2 non è ne precoce ne intensiva, denotando una inerzia terapeutica inaccettabile.

Nonostante la disponibilità di un’offerta ampia e diversificata di farmaci per il trattamento del DM2, le terapie oggi impiegate presentano diverse limitazioni. Se e vero che i farmaci tradizionalmente utilizzati presentano un profilo di efficacia soddisfacente con una riduzione dell’HBA1c tra l’1 e il 2% , è altrettanto vero che tendono nel tempo a perdere il loro effetto. Purtroppo in questo caso il rischio di ipoglicemie, l’aumento indotto di peso e i possibili effetti collaterali limitano l’intensificazione terapeutica. E’ frequente l’inerzia terapeutica che segue un fallimento primario.

Negli ultimi anni la disponibilità degli inibitori del DPP IV e degli analoghi del GLP-1 hanno apprestato nuove risorse terapeutiche in grado di agire su molti degli aspetti legati ad un controllo subottimale del diabete.

Questo corso FAD esplora non solo l’efficacia farmacologica ma anche i risultati in termini di sicurezza e tollerabilità dei vari trattamenti oggi disponibili , da quelli convenzionali ai più recenti, non dimenticando l’importanza dell’autocontrollo.